Ciò che fa davvero male sono tutti gli anni persi e le opportunità mancate, perché pensavamo di avere decenni a disposizione.
Questa è affermazione di Evan Grant padre di Cameron, ventunenne che si tolse la vita nel 2014 con la sua testimonianza in articolo di THE TIMES
La Pianificazione nel Suicidio secondo modello IMV
In ambito psicologico e psichiatrico, l’ideazione suicidaria strutturata si distingue nettamente dall’atto impulsivo.
Fattore di rischio: La presenza di un piano preciso aumenta drasticamente l’indice di rischio clinico e richiede un intervento immediato.
Processo mentale: Il soggetto elabora un piano dettagliato per porre fine alla propria vita, spesso come via d’uscita a una sofferenza intollerabile.
Segnali di intento: La pianificazione può includere la ricerca di mezzi, la sistemazione di affari personali o la scrittura di biglietti d’addio.
l dolore invisibile dei diciannove anni
È terribile pensare che a 19 anni si possa mettere fine a una vita che non è ancora cominciata. Questo è inaccettabile. Una società in cui una ragazza non trova lo spazio per gridare il proprio dolore è una società orrenda. A qualsiasi età, ma soprattutto da giovani, non ci si toglie la vita per un motivo qualunque. Quel gesto è solo l’ultima goccia che ha fato traboccare un vaso già colmo di solitudine e incomprensione probabilmente.
Troppo spesso scambiamo l’atto finale con le cause profonde. L’ultimo atto può essere un brutto voto, un’interrogazione andata male, un esame saltato o la paura del giudizio dei genitori. Ma quella è solo la scena finale di un film; il problema vero è tutto il resto della pellicola che è andata in onda prima. Sono parole di Paolo Crepet.
La scuola e il coraggio di ascoltare
Ciò che è accaduto a questa ragazza a Milano dovrebbe diventare, già domani mattina, il tema di un compito in classe. Se lo facessimo, gli insegnanti scoprirebbero che moltissimi ragazzi vivono una condizione simile. Forse è proprio per questo che i docenti a volte hanno paura di affrontare l’argomento: leggendo quei temi emergerebbe una realtà sommersa. Molti giovani provano lo stesso dolore, anche se non arrivano a compiere quel gesto estremo. Per togliersi la vita serve una forza disperata; è un atto complesso, nato da una sofferenza enorme che nessuno ha saputo intercettare
Siamo tutti troppo distratti. Ci accontentiamo di risposte superficiali: “Come stai?” “Bene.” “Ok, si va avanti”. Invece fallire è la cosa più normale del mondo. Il problema non è la caduta, ma la capacità di rialzarsi, e soprattutto il capire chi ti aiuti a farlo. Chiunque abbia un sogno ha provato la fatica di vederlo fallire; chi non sogna, vive in un limbo. Il nostro compito collettivo deve essere quello di intercettare la sofferenza altrui. I ragazzi devono sapere che il dolore va comunicato: con le parole, con il silenzio, con un urlo o persino con un passo di lato. L’importante è non arrendersi.
L’iperconnessione e l’indifferenza
Siamo nel XXI secolo: abbiamo la tecnologia per comunicare istantaneamente con l’altro capo del mondo, ma non riusciamo a parlare con il compagno del banco accanto, con il vicino di casa o con chi abita al piano di sotto. Che mondo è questo? Viviamo tutti isolati davanti a uno schermo, incapaci di scuotere chi ci sta vicino e chiedergli semplicemente: “Cosa ti succede?”. Questa indifferenza è puro egoismo, ed è la stessa indifferenza che genera le guerre.
Non dobbiamo arrenderci. Dobbiamo parlare e urlare, perché qualsiasi cosa faccia impazzire dal dolore merita di essere ascoltata e compresa da tutti. Non possiamo e non dobbiamo avere paura delle paure degli altri.
Se è vero com è vero
C’è una cosa che mi ha colpito e interessato positivamente che la sorella di Giulia (caso Giulia Cecchettin) che ha detto una cosa a tutti delitti sono premeditati questo è profondamente vero. Naturalmente io non parlo dal punto di vista giuridico se tu arrivi a quell’atto vuol dire che ce l’hai dentro, ma questo è un bene perché se è vero come è vero che psicologicamente c’è un tempo un di lei tra Quando comincia a pensare al male e quando il mare lo fai da c’è una soglia da oltrepassare Sì c’è una soglia in cui noi potremo capace di intervenire. Esattamente esattamente come quando uno fa del male a se stesso il vaso era già pieno e quella è stata una goccia.