THE TIMES

L’osservazione del professor Rory O’Connor

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Articolo del 9 gennaio 2025 dottor O’Connor scrive per THE TIMES “Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale nel nostro modo di pensare al suicidio”

La teoria principale del professor Rory O’Connor (direttore del Suicidal Behaviour Research Laboratory presso l’Università di Glasgow) è il Modello Integrato Motivazionale-Volizionale del comportamento suicidario (noto a livello internazionale come Modello IMV, introdotto nel 2011 e perfezionato nel 2018).

Si tratta di uno dei quadri teorici più importanti e influenti della psicologia moderna per comprendere la salute mentale, il rischio di suicidio e l’autolesionismo.

Il modello IMV supera la vecchia concezione che vede il suicidio semplicemente come il sintomo di una malattia mentale. Al contrario, lo analizza come un processo psicologico distinto, diviso in tre fasi specifiche:

1. La Fase Pre-motivazionale (Il Contesto)

Rappresenta lo sfondo biologico, psicologico e sociale dell’individuo. Comprende la predisposizione genetica, i tratti di personalità vulnerabili (come il perfezionismo o la difficoltà a gestire lo stress), la storia personale (eventi traumatici nell’infanzia) e i fattori ambientali avversi (solitudine, problemi economici).

2. La Fase Motivazionale (La Formazione dell’Ideazione)

Spiega come e perché una persona inizia a pensare al suicidio. Secondo gli studi descritti da O’Connor anche nel suo saggio When It Is Darkest, il fulcro di questa fase è l’entrapment (la sensazione di essere in trappola):

  • Un evento stressante o un fallimento genera nel soggetto un profondo senso di sconfitta e umiliazione.
  • Se la persona non vede vie d’uscita a questa sofferenza a causa di barriere interne o esterne, si sviluppa il senso di intrappolamento (entrapment).
  • Quando l’intrappolamento è massimo, la mente percepisce il comportamento suicidario come l’unica soluzione possibile per fuggire dal dolore, trasformandosi in ideazione suicidaria.

3. La Fase Volizionale (Il Passaggio all’Azione)

Questa è la parte più innovativa del modello. O’Connor sottolinea che avere pensieri suicidari non significa automaticamente agire. Il passaggio dal pensiero all’atto (il comportamento o il tentativo di suicidio) è mediato da fattori definiti moderatori volizionali. Tra questi troviamo:

  • La capacità acquisita (l’abitudine o la minore paura del dolore fisico e della morte).
  • L’accessibilità a mezzi letali.
  • L’impulsività e una forte predisposizione alla pianificazione.
  • L’esposizione al comportamento suicidario altrui (modelli familiari o sociali).

Perché questa teoria è fondamentale?

Il modello del prof. O’Connor permette agli psicologi e ai soccorritori di capire in quale precisa fase si trova una persona in difficoltà. In questo modo, l’aiuto medico o terapeutico può intervenire in modo mirato: ad esempio riducendo il senso di intrappolamento (fase motivazionale) o limitando l’accesso ai pericoli fisici (fase volizionale).

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